Gambero Rosso – Novembre 2018- #spoolivi #savebiodiversity

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26 OTT 2018 / 15:10

Biodiversità olivicola italiana. Il vivaio di Pescia impegnato nella tutela degli ulivi

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Erano gli anni ’50 quando Spoolivi cominciava a diffondere in Italia e nel mondo la tecnica di riproduzione per talea, oggi la più utilizzata in olivicoltura. Un’azienda che ha fatto e continua a fare scuola nel settore, e che rifornisce i più grandi produttori italiani. Tutta la storia.

Biodiversità olivicola italiana. Il vivaio di Pescia impegnato nella tutela degli ulivi

 

La chiamano la città dei fiori ma Pescia, a nord della Valdinievole, è piuttosto il borgo degli ulivi. La tradizione orticola e floristica locale, infatti, è andata nel tempo scomparendo, ma non quella olivicola, grazie al vivaio specializzato nel recupero delle varietà più antiche.

Il vivaio

L’azienda è Spoolivi, vivaio di riferimento a Pescia dal 1932, dal ’59 impegnato a diffondere la tecnica di propagazione degli ulivi per talea, quel frammento di pianta immesso nel terreno e curato fino a far nascere una nuova vita, un metodo innovativo divenuto ben presto un modello standard a livello internazionale. Oggi, di quegli anni restano intatti lo spirito rivoluzionario, l’amore per la natura e la ricerca continua. A portare avanti con orgoglio la tradizione familiare è PietroBarachini, vivaista esperto che si occupa di riprodurre piante di olivo e venderle ai produttori. Ma anche di tutelare l’immenso patrimonio olivicolo italiano, una biodiversità ricchissima, unica al mondo, che annovera oltre 500 cultivar. Ma procediamo con ordine, e cominciamo a capire meglio come nascono gli ulivi.

 

talee

Le talee

Innanzitutto le talee: provenienti da 500 piante madri di circa 35 varietà diverse, controllate ogni tre mesi per prevenire eventuali patologie e attacchi parassitari. “I frammenti vengono stoccati nel frezeer e poi si prepara il substrato di terra sterile dove verranno inseriti”. Un team di professioniste, poi, posiziona ogni piantina nella terra alla stessa distanza l’una dall’altra, “un lavoro manuale di estrema precisione”. Con questo sistema, circa l’80% delle talee riesce a mettere radici, “caratterizzate dalla forma a raggiera che si sviluppa in senso ortogonale”. Un metodo antico che continua a prevalere, nonostante nuove tecniche innovative siano ormai all’ordine del giorno, come gli impianti a cilindretti di torba, “che consentono di risparmiare manodopera e tempo, ma che non permettono il controllo della corretta formazione delle radici”.

 

radice talea

La talea si sviluppa in base alla capacità di vascolarizzazione della pianta, “più linfa scorre, più facilmente avverrà la crescita”, ma non tutte le cultivar hanno questa peculiarità fin dall’inizio, “per questo non possiamo ottenere molte varietà mediante la riproduzione per talea”. Per accompagnarle nella fase di crescita, poi, servono acqua e luce, bancali riscaldati e una buona irrigazione.

 

piante madri

Gli innesti e gli ulivi appena nati

Ma non c’è solo la talea: da Spoolivi si fanno anche molti innesti a partire dai noccioli, che trascorrono un anno e mezzo in ambiente asciuttoper essere poi immersi in acqua per circa 20 giorni ad agosto, prima di venire piantati in quella che potremmo definire una sorta di “incubatrice” per ulivi: uno strato di terra di montagna battuta a mano sopra la quale vengono poggiati i noccioli, ricoperti di sabbia finissima. Si irrigano e si tengono al caldo finché non nasce una nuova vita. A fine ottobre i “piccoli” iniziano a sbucare dal terreno, rompendo la terra con i loro steli sottili e apparentemente fragili, primi vagiti di un’esistenza rigogliosa e longeva: “È questa la forza della natura. Un essere così piccolo che forza la terra per venire alla luce”.

 

ulivi

Pietro è così. L’animo si accende all’istante, gli occhi si illuminano, saettano, in difesa della biodiversità, della salubrità dell’ambiente, nella sua lotta instancabile al superintensivouna battaglia portata avanti senza sosta con l’entusiasmo di un innamorato, il disappunto generato da tante delusioni, ma la convinzione di chi ci crede ancora… e poi, improvvisamente, la commozione. Pietro papà, Pietro creatore, Pietro orgoglioso dei suoi bambini. “Questa è la parte più emozionante”.

 

ulivi piccoli

A gennaio e febbraio, quando iniziano a comparire le foglie, i neonati ulivi vengono lasciati scoperti per fare fotosintesi. Infine, arrivati a circa 7/8 centimetri di altezza, si iniziano a irrigare “con acqua a nebbia” e poi viene tolta la terra, “cercando di non rompere le radici, che sono fini come capelli”. Verso aprile si estrae la pianta, picchiettando piano piano la terra. “Li aiutiamo a nascere”.

 

varietà toscana

Le varietà e il legame con il passato

Passeggiare con Pietro nel suo universo verde significa anche imbattersi in varietà peculiari, cultivar antiche ma nuove, appena (ri)scoperte. “Innovazione? Non c’è niente da inventare né da scoprire. Nell’olio è stato già fatto tutto, occorre solo ricordarcelo e riportarlo in vita”. C’è il rossellino per esempio, varietà toscana ritrovata di recente: appena due anni e già ricca di olive verdi, “abbiamo trovato l’arbequina italiana”, scherza Pietro commentando la grande quantità di drupe attaccate al piccolo alberello. E poi il leccio del corno, per tempo dimenticato e riportato in auge proprio da Pietro, il morcone, “varietà autoctona della zona di Arezzo”, la verzola, “un clone di frantoio che si trova nelle Marche”. Senza dimenticare il celebre uovo di piccione, oliva che si è fatta conoscere fra gli appassionati del settore per le sue dimensioni pronunciate, “è difficile ottenere l’olio da questa pianta, ma è ottima per il monitoraggio della mosca, perché è la prima a essere attaccata”.

 

piante spoolivi

La lotta al superintensivo

Tutto, da Pietro, è in biologico. Accanto alla tutela dell’ambiente, c’è poi la battaglia contro il superintensivo. “Nel superintensivo, gli olivicoltori acquistano varietà di 12 mesi, ma la pianta a quel punto non è ancora formata e il suo apparato radicale non è sufficientemente ampio”. Pietro, invece, fornisce piante già potate, di minimo 18 mesi, con una struttura più robusta e un’impalcatura solida: “Mesi in più in vivaio richiedono costi maggiori, ma non si può togliere una piantina fragile dalla serra e gettarla in campo. Le nostre, dopo circa 3 anni, vanno in produzione e le olive sono pronte per la prima frangitura”. Per acquistare da Pietro, dunque, occorre essere produttori coscienziosi e preparati, che operano – al massimo – con sistema intensivo, “fino a 600 piante per ettaro. Un metodo meccanizzato e non industrializzato, che è ben altra cosa”. A ogni professionista, il suo mestiere: “l’olivicoltore deve curare gli alberi in campo; il vivaista si occupa della nascita e della prima fase di crescita”.

 

ulivi

Il futuro dell’olivicoltura

E accanto alle piante, anche l’olio. L’annata in corso sembra promettere piuttosto beneper Pietro, che è pronto a portare in frantoio le sue olive. Niente vendita, solo qualche bottiglia d’olio per gli amici, ma soprattutto per la squadra, “per studiare le varietà”. Un vero pallino, quello per la biodiversità: “in Toscana esistono 40 cultivar ma ne conosciamo solo una quindicina. Nel 2000, grazie a una ricerca, vennero prelevati campioni in tutto il territorio per vedere quali corrispondessero al germoplasma toscano: se ne scoprirono 70 cloni”. Il rossellino, il morcone, l’americano, “una sorta di leccino più resistente”. Serve la ricerca, dunque, “e ne serve tanta. È facile giocare con le cultivar brevettate, più impegnativo è studiare quelle del nostro passato”.

 

articoli giornale

Eppure, il futuro è proprio qui. Nella biodiversità, nel recupero del nostro patrimonio olivicolo. “Il vivaismo sta vivendo un momento di crisi, quei pochi che vogliono investire in questo settore, lo fanno per coltivazioni superintensive”. Una scelta che Pietro non ha intenzione di vagliare, una decisione dettata da un senso di lealtà raro: “Ho rispetto per gli olivicoltori, sono fedele alle mie radici”. E devoto alle piante. “Gli ulivi? Spero di salvarli”.

Un obiettivo ambizioso ma, se queste sono le premesse, non possiamo che auspicare che il suo messaggio arrivi a toccare l’intero comparto. Coinvolgendo tutti gli attori della filiera, “se sono il solo a crederci, serve a ben poco. Se siamo tutti, possiamo cambiare le cose”.

Spoolivi – Pescia (PT) – viale Guglielmo Marconi, 53 – 05721905714 – www.spoolivi.com/it/

a cura di Michela Becchi
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